Immagini di cosa?

Le immagini sono in realtà quattro, perchè il titolo/didascalia di ciascuna vale in relazione
alla singola immagine con la medesima forza.

L’insieme è concepito come un dittico, perchè sia la relazione tra questi due “passaggi”
- due coppie - a parlare della città contemporanea.

Tuttavia, ogni doppio elemento - titolo/didascalia e immagine - può comunicare
anche autonomamente, a seconda di come viene presentato o composto.

Nero rosso nero rosso nero, è la rappresentazione della città storica e monumentale in cui
siamo immersi, noi europei, nella nostra azione quotidiana.
Questa città lavora come una scena fissa entro cui si svolge la nostra vita.
Il nostro vivere molto spesso prescinde dalla presenza della scena, che viene letta come tale
solo se si “esce” mentalmente dalla nostra azione quotidiana, e ci si ferma a guardare.

Allora può capitare che noi, i nostri vicini, le auto: tutto ci appaia come se fosse composto
per un set di ripresa fotografica o cinematografica.
Come l’opera di un singolo artista, regista della scena della nostra quotidianità, con l’aggiunta
della seduzione dovuta all’estetica delle forme, del ritmo dei colori, delle proporzioni.

Il set in questo caso è composto da: colonnato, ombre e luci radenti, 6 persone di cui tre vestite
di nero e due di rosso, a ritmo alternato, secondo una simmetria basata sulla composizione delle
luci radenti.

 

Alle mie spalle Vitra Offices Headquarters by F. O. Gehry, rimanda, come per il “giovane che
guarda Lorenzo Lotto” di Paolini, alla visione mentale di ciò che stiamo osservando.
Nelle facoltà di architettura, visto il titolo, nessuno più realmente “vede” queste indicazioni di luoghi
da raggiungere, ma vede l’edificio di Gehry.
L’immagine viene subito contestualizzata, ancor più che collegandola al nome delle città,
un soggetto a cui pure attribuire una fascinazione, un viaggio mentale, una visione.
Il nome delle città trattiene, insieme alla visione mentale del luogo, il fascino del viaggio.
Una fascinazione più che mai presente nella visione del contemporaneo, del villaggio globale:
il road movie di Wim Wenders, la sigla di apertura di Lisbon Story, che narra nel breve
l’attraversamento dell’Europa, da Berlino al Portogallo, scandito dalle indicazioni autostradali
deinomi delle città.

In questo caso le visioni sono due e sovrapposte:
la visione delle città attraverso il loro nome e la visione dell’architettura di Gehry.

 

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